Washlet

Un altro oggetto strano e diffuso – ve ne sono moltissimi, di oggetti strani, in Giappone, ma i più non sono molto diffusi – è il washlet, una strana combinazione di water closet e bidè.
Immagine di un waterEsistono anche da noi sanitari dotati di un getto d’acqua per lavarsi, ma solo in Giappone ne puoi vedere di così sofisticati che la parte inferiore dell’asse della tazza è ricoperto di istruzioni stampata, che inglobano riscaldamento e stereo hi-fi, e anche un telecomando. A Shibuya, quartiere alla moda, si rimane in imbarazzo davanti ad uno di questi washlet – nella toilette di un piacevole ristorante postmoderno, con tavoli in alluminio, brodo atomico preprandiale e musica soffusa dei Wham! – fino a quando, oltre l’inestricabile enigma della pulsantiera si intravede la tradizionale levetta che attiva lo scroscio dell’acqua.

Il washlet poi non è che il pendant moderno del diffusissimo luogo di decenza tradizionale, ancora diffusissimo, alla giapponese (in effetti assomiglia molto a quello che noi chiamiamo alla turca, anche se nella versione locale assomiglia ad un buco sormontata dallo scafo di piccolo sidecar). Qui come ovunque la pulizia, l’ordine, unite alle carinerie di cui ti parlavo e al fatto che per ogni rapina di qui ne accadono 75 da noi e 250 negli Stati Uniti, fanno del Giappone una specie di Svizzera. Ma sarà poi la naturale simpatia della gente, la sua gentilezza e ospitalità, le luci al neon che campeggiano nelle strade, volgari e ammiccanti, e i giganteschi granchi di cartapesta articolati e animati che invitano i clienti sopra le insegne dei resutoran dove viene servito l’eccellente King Crab, a eliminare anche ogni parvenza di asetticità, di cui la Svizzera è paurosamente intrisa.